Straniero

Era ormai il lontano millenocentottanta,avevo vent’anni tondi tondi e stavo scivolando per la fine di quell’estate verso i miei ventun’anni...Ma non era ancora estate, stavamo vivendo tutti, inseriti nei primi meravigliosi giorni di maggio,sfavillanti di colori inimitabili,sballotolati ancora fra i filoamericani e i filosovietici!Avevo imparato a fare l’attore oltre che a suonare e a cantare troppo presto ed ero eccessivamente intonato per rinunciare,troppo abile nel corteggiare le donne di ogni età per non idolatrare la dittatura della carne...Ero anche comunista dichiarato,nell’illusione che da una certa parte non esistessero

le logiche del mercato, presente in verità su tutti i fronti e che il demone del consumismo non ci avrebbe tolta la vita,l’aria per respirare e la fonte di ogni respiro: la poesia,fonte di ogni sensato sentimento,nitida ragione di vita,che insegue la vita per l’eternità in terra, senza la crudele attesa della libertà dal

corpo! Però del corpo ero schiavo e spedito dagli ambienti dell’accademia d’arte drammatica di Roma a Firenze da Orazio Costa Giovangigli stupefacente maestro,mi trovavo in treno per arrivare a Bologna città nella quale avevo organizzato due tresche erotiche con due bellissime ragazze,una abruzzese, l’altra marchigiana….Che mi sembra frequentassero i primi anni universitari di Biologia...A me però,o meglio al mio cuore, interessava un’altra donna con la quale volevo sposarmi e fare dei figli e nello scomparto del treno scrissi di getto

questa poesia:

STRANIERO (dal volume “Andana”)

 

Dove mi porti il caso o l’avventura

è la dimora.

Sono invece straniero

negli ambienti del trascorrere

dall’impatto coll’ipocrita

al delirio del vile

alla lacrima

insulsa

del traditore.

Sarò STRANIERO

NELL’INTERMINABILE

e aspetterò

l’attesa del suo cuore .

 

Sergio Soldani

Loading...
Loading...