Point Blank - A bruciapelo

“Le anime affrante muoiono prima ma vivono per sempre”.

Non capisco il senso compiuto di questa frase priva di qualunque umanità e pregna di una banalità fuori dal comune, mentre il prete declama dal pulpito non so quale salmo in onore o meglio, in disonore di Svetlana.

La chiesa è pressoché vuota e gli unici avventori che assistono a questo funerale sono il sottoscritto, una vecchina dai capelli tinti e un barbone evidentemente entrato per ripararsi dal freddo invernale di questa gelida giornata di dicembre.

La messa viene officiata a una velocità supersonica in quanto il prete supera a piè pari ogni rigida formalità liturgica nonché la dispensazione delle ostie, dato che sia io che il barbone siamo visibilmente atei e la vecchina si è addormentata accovacciata come un gomitolo di lana nella terza fila del banco della chiesa.

Prima di mandarci in pace il prete, rivolgendosi ai presenti neuroassenti, chiede se qualcuno ha qualche parola da dire in memoria di Svetlana e io, confidando nel fatto che sia la vecchia che il barbone suppongo se ne fottano beatamente della defunta, avanzo verso il pulpito e mi avvicino al microfono.

In piedi davanti al leggio alzo lo sguardo e vedo la chiesa vuota , immersa in un silenzio spettrale con il solo calore emanato dai colori vivaci dei quadri raffiguranti le raccapriccianti scene di martirio della Via Crucis cristiana e qualcosa in quel percorso di morte e violenza mi ricorda la vita di Svetlana, la sua discesa in un inferno di illusioni e speranze tradite.

Mi sento perso e immerso in pensieri contorti che nulla hanno a che fare con chiesa, prete o vite ultraterrene mentre la mia testa frulla ricordi di sesso e minacce, odio e desiderio, sussurri e pianti convulsi, odori acri di sudore e sapori delicati di amore.

A un tratto vengo distratto dal tossire del prete, un rauco gracchiare che mi richiama ai miei doveri di suffragio; senza neanche voltarmi verso di lui la mia bocca si spalanca e le mie narici inalano aria consumata di incenso, una folata di malinconia mi cosparge gli occhi e lacrimando bisbiglio un “le anime affrante vivono prima ma muoiono per sempre”.

Gocce di dolore invadono il mio volto e non mi accorgo che saranno trascorsi almeno tre minuti da quando ho pronunciato la mia unica frase, passati in piedi sul pulpito da solo perché sia il prete che gli altri due unici partecipanti al funerale se ne sono andati.

Fa freddo e in compagnia del Cristo inchiodato alla croce dietro di me mi sento solo ma non troppo.

Solo in quel momento i miei pensieri si traducono in parole e inizio a muovere leggermente le labbra nella speranza che Svetlana mi stia ascoltando dentro quella bara di acero.

Amore mio, potrei dirti che non te ne saresti dovuta andare ma ciò che sento ora è l’atroce vuoto di averti vista partire senza di me.

Tu non sei morta, hai solo abbandonato questo mondo che nulla ha fatto per meritare te e il nostro amore. Siamo vissuti ai margini, io e te, in quel limbo dei reietti in cui il domani è nient’altro che una trincea da superare, un altro mondo, un aldilà di fango e sudiciume.

Ora sono solo, perduto nel tritacarne dell’odio perché non ho saputo proteggerti e non vivrò un solo giorno senza cercare vendetta verso quei bastardi che ti hanno ucciso.

Ehi Cristo, tu da lassù che cazzo mi guardi, io non sono il figlio di Dio ma solo un poveraccio, e dei tuoi princìpi me ne fotto perché non voglio né la tua compassione né il tuo perdono.

Ti ho raccolta immersa in un bosco di sorrisi il giorno in cui decisi che la mia vita da tossico poteva essere condivisa solo con una puttana, perché quel funereo senso di abbandono accomuna spiriti dimenticati in un amore senza senso e senza tempo.

Quante volte mi hai salvato da un buco che assomigliava a un addio mentre ti sottraevi anche te all’esistenza, perdendoti per le strade di questa maledetta città e io mi risvegliavo alla vita più disperato che mai.

Sai tesoro mio, la polizia dice che di te se ne frega perché eri solo una puttana albanese e io dovrei continuare a fottermi la vita con l’eroina. Non ho un soldo per pagare avvocati o investigatori, ma loro non sanno, tronfi dietro alle loro divise, che l’amore può vincere qualunque nemico, abbattendo muri di indifferenza.

Non ho nulla, è vero, ed ora non ho neanche te, ma scenderò per le strade polverose e morderò la vita finché non vedrò quei bastardi morti tra atroci sofferenze, ripagherò il tuo amore offrendo in sacrificio il mio olocausto di tormenti.

Ora amore mio addio, perché questo è un addio, non un arrivederci, ma non c’è niente da dimenticare, semplicemente una vita che se ne va.

Scendo gli scalini del pulpito e mi dirigo verso l’uscita, ma prima di attraversare il portone della chiesa mi giro a osservare la bara di Svetlana e un ghigno mi riga la faccia: quel pezzo di legno sembra una piccola barca in mezzo al mare e per la prima volta sento un senso di serenità immaginando la mia dolce donna navigare verso isole lontane, esaudendo finalmente il suo sogno di vivere in effimere e irraggiungibili terre promesse.

Addio tesoro, il tuo principe azzurro tossico e cencioso ti raggiungerà fra qualche giorno ma tu non aspettarmi alzata, riposati e sognami come sapevi fare solo tu.

Loading...
Loading...